quinto circolo didattico di Avellino
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  CHI SIAMO  

 

 

Il Quinto Circolo di Avellino amministra quattro Scuole Primarie ("Francesco Scandone" a via Scandone, "Madre Teresa di Calcutta" a via Piave, "Umberto Nobile" a via Oscar D'Agostino, "S. Giovanni Bosco" a Capriglia) e tre Scuole dell'Infanzia ("Giovanni Paolo II" a via Scandone, "Gianni Rodari" a via Piave, "S. Giovanni Bosco" a Capriglia).
Il Circolo è intitolato a Giovanni Palatucci, Irpino di nascita, Medaglia d'oro al Merito Civile alla Memoria, con la seguente motivazione: «Funzionario di Polizia, reggente la Questura di Fiume, si prodigava in aiuto di migliaia di ebrei e di cittadini perseguitati, riuscendo ad impedirne l'arresto e la deportazione. Fedele all'impegno assunto e pur consapevole dei gravissimi rischi personali continuava, malgrado l'occupazione tedesca e le incalzanti incursioni dei partigiani slavi, la propria opera di dirigente, di patriota e di cristiano, fino all'arresto da parte della Gestapo e alla sua deportazione in un campo di sterminio, ove sacrificava la giovane vita. Dachau, 10 febbraio 1945».
L'intitolazione a questo "Giusto tra le Nazioni" vuole segnare la nostra meta educativa primaria, quella della formazione di soggetti liberi, dotati di spirito critico, di capacità di scelta e di contributo al progresso morale della società civile, di cittadini responsabili e attenti difensori dei valori più alti della nostra Costituzione.
 
  Giovanni Palatucci  
  PAlatucci  
 

Giovanni Palatucci nasce a Montella (AV) il 31 maggio 1909 da Felice Palatucci e Angelina Molinari.
Due anni dopo aver conseguito il diploma di maturità classica al Liceo “Tasso” di Salerno, adempie il servizio militare, come ufficiale di complemento, a Moncalieri, in Piemonte. Si laurea in Giurisprudenza alla Regia Università di Torino nel 1932. Rinunzia, tuttavia, alla professione forense per entrare come Funzionario nell’Amministrazione della P.S., mosso dal bisogno profondo di mettersi, senza risparmio ed interesse, al servizio del prossimo. Nel 1936, appena ventisettenne, è assegnato alla Questura di Genova. Una sua critica, seppur indiretta, all’eccessiva burocratizzazione dell’attività di polizia ed all’operato desueto di taluni Funzionari di quella Questura gli procurano l’allontanamento punitivo a Fiume, città istriana ai confini orientali della Penisola. Qui, il 15 novembre 1937, Palatucci assume la direzione dell’Ufficio Stranieri.
Dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali che, di fatto espongono gli Ebrei alla persecuzione, costringendoli alla diaspora, Giovanni, contravvenendo ai suoi doveri d’ufficio, fa di tutto per ritardare o disattendere gli ordini che gli vengono impartiti. Con estrema abilità e coraggio, fidando solo su alcuni leali collaboratori, stende una rete d’assistenza a favore soprattutto dei profughi ebrei provenienti dalle regioni dall’Europa centro-orientale, occupate dalle truppe tedesche.
Seimilacinquecento (cinquemila prima dell’8 settembre del 1943 e i restanti dopo tale data) si sottraggono miracolosamente alla deportazione nei campi di sterminio nazisti, e a morte certa, grazie al suo intervento costante e temerario. Molti vengono sistemati in nascondigli sicuri, altri vengono muniti di permessi di soggiorno o di documenti di riconoscimento falsi per poter raggiungere più agevolmente la Svizzera, la Palestina (allora sotto protettorato britannico) o le coste pugliesi, già in mano alleata.
In quest’opera provvidenziale Giovanni non è solo. Lo zio, S.E. Mons. Giuseppe Maria Palatucci, Vescovo di Campagna (SA) asseconda, come può, i progetti segreti del nipote, accogliendo nel campo d’internamento, allestito proprio nell’ambito della sua Diocesi, le centinaia di profughi di religione ebraica che Giovannino, tanto amorevolmente, gli raccomanda.
Dopo l’8 settembre 1943, Fiume come, del resto, tutta la Penisola piomba nel caos più assoluto. La fuga precipitosa del Questore di Fiume induce Giovanni ad un’altra assunzione di responsabilità. Come Questore reggente, Palatucci è più che mai determinato a salvaguardare la dignità e il prestigio delle sue funzioni e a provvedere per la salvezza di quanti reclamano il suo aiuto. Ciò lo rende, oltremodo, inviso alle Autorità naziste che, di fatto, occupano militarmente l’Italia orientale. Già da qualche tempo sospettato dalla Gestapo, è tratto in arresto, forse su delazione, con l’accusa di tradimento e d’intelligenza col nemico, il 13 settembre 1944. Al termine di un brutale interrogatorio, viene ristretto nel carcere “Coroneo” di Trieste, dove attende serenamente di essere giustiziato. La condanna a morte, tuttavia, gli verrà commutata in deportazione e il 22 ottobre 1944 viene trasferito nel campo di sterminio di Dachau, non distante da Monaco di Baviera, ove viene registrato con la matricola nr. 117826. Quattro mesi di stenti e di sevizie inaudite bastano a fiaccare definitivamente la resistenza dell’indomito, ultimo Questore di Fiume che si spegne prematuramente all’età di 36 anni. Il 10 febbraio del 1945 il corpo di Palatucci viene precipitato in una fossa comune, unitamente a quelli di altre centinaia di ebrei.
Per ricordarne la memoria e il sacrificio, il 23 aprile del 1953 a Ramat Gan, un quartiere di Tel Aviv, gli vennero intitolati un parco ed una strada, lungo la quale furono piantati 36 alberi, uno per ogni anno della sua giovane esistenza, stroncata nel lager di Dachau..
La riconoscenza del Popolo ebraico per l’eroe Palatucci ha modo di manifestarsi nuovamente il 10 febbraio 1955, nel decennale della sua morte, con l’intitolazione di una foresta sulla collina della Giudea, nei pressi di Gerusalemme, non distante da quella già dedicata ai Martiri dell’Olocausto nazista.
Anche l’Unione delle Comunità Israelitiche d’Italia vuole tributargli un solenne riconoscimento, conferendogli il 17 aprile del 1955 la Medaglia d’Oro alla memoria.
Nel 1990 viene riconosciuto “Giusto tra le Nazioni”, il massimo titolo onorifico che gli Ebrei concedono ai Gentili che si rendono benemeriti.
L’Italia, di fatto, riscopre la figura di Palatucci dopo l’avvenuta canonizzazione da parte ebraica. Lo Schindler irpino viene ricordato, dapprima, nella sua terra di origine e successivamente in molte altre città tra cui Milano, Torino, Genova, Avellino.
Sono svariate le pubblicazioni che ne ripercorrono le opere nonché il martirio. Innumerevoli, altresì, le iniziative che vengono intraprese per dedicargli premi culturali, piazze, strade e parchi.
Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro gli conferisce il 19 maggio del 1995 la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria, in occasione della 143° Festa della Polizia
Il 17 giugno del 1999, in seno all’Amministrazione della P.S. viene fondata presso il Vicariato di Roma, l’Associazione “Giovanni Palatucci”, che costituisce “Attrice” della causa di beatificazione del martire di Dachau.
Sempre nel 1999, l’Amministrazione della P.S. promuove la costituzione di un Gruppo di lavoro per redigere una nuova, aggiornata e meglio documentata biografia di Giovanni Palatucci, pubblicata nel maggio 2002 col titolo: “Giovanni Palatucci, il poliziotto che salvò migliaia d’Ebrei”.

   
 

Per visualizzare la cerimonia di intitolazione clicca sul link
"intitolazione del Circolo"

   

 

 

Scuole Primarie
"Francesco Scandone" - Via Scandone
"Umberto Nobile" – Via A. D'Agostino
"Madre Teresa di Calcutta" – Via Piave
"S. Giovanni Bosco" - Capriglia

Scuole dell'Infanzia
"Giovanni Paolo II" – Via Scandone
"Gianni Rodari" - Via Piave
"S. Giovanni Bosco" - Capriglia

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